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Itinerario N.6

Il Castellaccio di Fiorentino

Sulla strada che da Fiorentino scende verso Chiesanuova, appena prima del ponte sul Torrente San Marino, un sentiero in salita si stacca sulla destra, inoltrandosi per una ripida spalla ricca di vegetazione erbacea pre-calanchiva, come canne, rovi e prugnoli. Dopo qualche centinaio di metri vi troverete il Monte Seghizzo sulla destra e a sinistra, aldilà delle brulle creste delle Argille Varicolori della Valmarecchia, si staglia la parete verticale calcarea della rupe di Pennarossa. >>> CONTINUA A LEGGERE

Abbarbicato fra due rilievi calcarei che sovrastano affilati crinali calanchivi e la densa vegetazione del Fosso del Toro, sul versante meridionale del Castello di Fiorentino, questo ripido sentiero offre scorci inconsueti, “momenti” di natura selvaggia e anche un’interessante testimonianza storico-archeologica.

Punto di Partenza

Parcheggiando al Ponte sul Torrente San Marino, in Strada del Ponte, occorre salire lungo la strada in direzione Fiorentino di qualche centinaio di metri e seguire le indicazioni della cartellonistica n.6

Caratteristiche percorso

Lunghezza: 4Km circa

Dislivello: 200m circa

Difficoltà: medio-difficile

Livello Difficoltà

Percorso escursionistico con oggettive difficoltà date dalla ripidità del sentiero e da alcuni tratti esposti, senza protezioni e dall’abbondante vegetazione del luogo. Occorre abbigliamento appropriato e la giusta preparazione fisica.

…Sulla sommità di Pennarossa si intravedono le rovine di un antico fortilizio medievale costruito su tracce di epoca romana o precedente come le due antiche cisterne scavate nella roccia, posto in un terreno di PROPRIETA’ PRIVATA. Noi ci dirigeremo verso la vetta di Monte Seghizzo.

Il gheppio (Falco tinnunculus) ed il falco pellegrino (Falco peregrinus), tipici rapaci rupicoli gridano e volteggiano attorno alle rocce, mentre le poiane (Buteo buteo) esplorano i calanchi ed i pendii erbosi in cerca di prede. Sugli speroni rocciosi cantano il passero solitario (Monticola solitarius), dalla bella colorazione bluastra del maschio ed il piccolo codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros), mentre in inverno può capitare di vedere svolazzare il picchio muraiolo (Tichodroma muraria) dalla appariscenti ali rosso-nere.

Dopo una parte di crinale calanchivo, occorrerà tenere le indicazioni per il Castellaccio svoltando a destra, nei pressi di un recinto con delle capre, per poi seguire lungo il sentiero che comincia a risalire, tra ciottoli e massi calcarei, il fosso del Toro. Qui inizia la parte più difficoltosa, tra frane, vegetazione fitta e tratti molto scoscesi.

Continuando a salire sulla sponda, aiutati anche dall’ausilio di corde, si eviterà una grossa frana avvenuta sull’alveo del corso d’acqua e, aggirandola costeggiando dei campi, si arriva alla sommità del Monte Seghizzo, l’are dell’antico castello fortificato di età medievale di cui rimangono solo poche tracce. Il sito si raggiunge comodamente anche dalla strada asfaltata di Via Monte Seghizzo, nella zona di Murata, ma solo l’ascesa dalla vallata sottostante in mezzo ad un paesaggio naturale ancora non compromesso consente di gustare appieno il fascino della conquista della “vetta” e della scoperta di antiche vestigia storiche.

Il ritorno al punto di partenza si compie, proseguendo il tracciato, aiutati da scalini in legno e cemento costruiti sul fianco roccioso del rilievo, dove tra la vegetazione si aprono alcune “terrazze” panoramiche che dominano la vallata del Torrente San Marino.

Arrivando così nuovamente alla strada principale che, dopo un chilometro circa di tornanti vi riporterà al punto di partenza

Buon divertimento