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Trekking N.5

Sentiero delle Coste di Montegiardino

Attorno al rilievo gessoso su cui si erge il borgo antico di Montegiardino, nel versante orientale del territorio sammarinese, il Sentiero delle “coste” attraverso un’ondulato paesaggio rurale si insinua nella fitta vegetazione del fosso del Torrente Marano le cui acque hanno scavato nel gesso profonde ripe ed innumerevoli cavità alquanto suggestive.

Dalla piazza di Montegiardino si scende per Strada delle Macchie, quindi dopo circa duecento metri si prende sulla sinistra Strada Pratacci al cui termine inizia il sentiero. La vista spazia sulle boscose colline circostanti solcate dalla vallata del Torrente Marano che, perpendicolarmente al mare visibile sulla sinistra, risale dolcemente nell’entroterra unendo la Romagna con le Marche e la Repubblica di San Marino. Questo corridoio verde rappresenta una via preferenziale lungo la rotta degli uccelli migratori soprattutto durante il passo autunnale. Giunti al margine del bosco, nei pressi di una vecchia abitazione, si scende lungo uno sterrato sulla sinistra costeggiando il fosso fra enormi querce secolari (Quercus pubescens) alcune isolate, altre disposte quasi a formare maestosi filari. Una vecchia cava di gesso spicca in mezzo al verde sulla collina di fronte, mentre contro il mare si staglia su un rilievo gessoso in posizione dominante l’abitato del Castello di Faetano. Proseguendo, dopo aver incontrato un sentiero che scende dalla sinistra, si incontra una piazzola attrezzata per picnic con panche ed un tavolone in legno; un piccolo sentiero scende
ripidamente sulla destra dentro l’alveo stretto ed ombroso del torrente e lo risale incuneandosi fra i massi gessosi, le strettoie e gli anfratti che l’acqua ha scolpito nel tempo sciogliendo il solfato di calcio. Il gesso è una evaporite, ovvero una roccia sedimentaria formatasi per precipitazione del solfato di calcio direttamente dall’acqua marina cinque milioni di anni fa e costituita da cristalli allungati bianchi, argentei e trasparenti che luccicano alla luce…>>> CONTINUA A LEGGERE

Punto di Partenza

Centro di Montegiardino – Piazza della Pace

Durata

Lunghezza: 2,6 km
Dislivello: 120 m (quota partenza 270 m slm; massima altitudine 320 m slm)
Difficoltà: media (alcuni brevi tratti sdrucciolevoli in ripida pendenza)
Tempo di percorrenza: 2 ore

Cosa Portare

Zainetto, occhiali da sole, bottiglietta di acqua, fotocamera e voglia di divertirsi !

Punti di Interesse

Questo itinerario permette di vedere:

  • Cava di Gesso
  • Rio del Marano
  • Quercia più antica di San Marino

Livello Difficoltà

DIFFICOLTA’: E – Medio (per chi è abituato ad un attività fisica)
il percorso è di tipo Escursionistico e presenta qualche difficoltà tecnica oggettiva affrontabile da un escursionista medio.

Ci si ritrova letteralmente immersi in un ambiente selvaggio e oscuro dove l’acqua entra ed esce gorgogliando dal sottosuolo. Piccole felci, muschi e poche altre specie vegetali crescono nella semioscurità tra i blocchi di gesso, mentre diverse specie di larve di insetti ed altri piccoli invertebrati popolano le acque del torrente. Nelle pozze scavate sotto i piccoli salti d’acqua si rinvengono nella bella stagione i girini neri del rospo comune (Bufo bufo); solo con occhio attento invece è possibile scorgere la rana appenninica (Rana italica) immobile sulle rocce ben mimetizzata grazie alla colorazione brunastra. Negli anfratti e sulle umide pareti rocciose vive anche il geotritone (Speleomantes italicus), raro anfibio dalle abitudini cavernicole privo di polmoni e dall’eccezionale capacità di riprodursi fuori dall’acqua. A rendere ancor più suggestivo il luogo compaiono di tanto in tanto le sagome scure di grossi animali selvatici in legno, talvolta mosse da carrucole e contrappesi, che fungono da bersaglio nelle simulazioni di caccia con arco e frecce.

La deviazione dentro l’alveo del torrente termina all’ingresso della “Risorgente del Rio Marano”, un’ampia cavità naturale dalla quale le acque del torrente riemergono dopo un lungo percorso sotterraneo. Tornati sul più comodo sentiero principale si incontrano poco più in basso sulla sinistra, nascosti dalla vegetazione, i ruderi di un antico mulino ad acqua utilizzato per la macinatura dei cereali. Attraversato il corso d’acqua su un ponticello in legno il sentiero prosegue in mezzo ad una vegetazione arborea rigogliosa ma non ben caratterizzata, trovandosi frammisti la roverella (Quercus pubescens), il carpino nero (Ostrya carpinifolia), la robinia (Robinia pseudoacacia), l’orniello (Fraxinus ornus), il nocciolo (Corylus avellana) e varie specie di pioppo e salice fra cui Populus nigra e Salix alba. In un brevissimo tratto pianeggiante, prima che il sentiero cominci a salire, pioppi e salici ammassati fanno ombra agli equiseti (gen. Equisetum), alle grandi foglie del farfaraccio (Petasites hybridus) e a quelle profumate della menta acquatica (Menta acquatica), mentre sul fango lasciano le loro impronte il capriolo (Capreolus capreolus), il tasso (Meles meles), l’istrice (Hystrix cristata), la faina (Mustela foina), la volpe (Vulpes vulpes), i piccoli topi selvatici (gen. Apodemus), ed i minuscoli toporagni (gen. Sorex, Crocidura, Suncus).

Accompagnati dalle rauche grida d’allarme delle ghiandaie (Garrulus glandarius) e, d’estate, dalle note flautate del rigogolo (Oriolus oriolus) dalla bella colorazione giallo acceso del maschio, si esce dal bosco e ci si inerpica su un pendio semicalanchivo. Il sentiero, tracciato sulle Argille varicolori della Valmarecchia punteggiate qua e la delle schegge luccicanti del gesso, è bordato da dense siepi di biancospino (Crataegus monogyna), prugnolo (Prunus spinosa) e sanguinello (Cornus sanguinea) frammisti alla cannuccia del Reno (Arundo plinii). Giunti ad un bivio, verso destra si scende verso una vallata interessata da interventi di “bonifica” calanchiva per arrestare l’erosione, salendo a sinistra si costeggia un terreno coltivato al cui margine giace un blocco in gesso la cui forma ricorda un orso sdraiato che annusa l’aria rivolto verso il mare. Continuando a salire si profila sulla destra il crinale del Monte Titano con le tre torri e si raggiungono in breve alcune abitazioni; salendo si ritorna nel castello fortificato di Montegiardino, le cui caratteristiche e anguste viuzze interne meritano senz’altro una visita; scendendo sulla sinistra un comodo sentiero riporta al punto di partenza in Strada Pratacci.

A poca distanza dalla piazza, lungo Strada Saudelli, si trova l’“Arvuròn di Bucci”, la quercia più grossa e forse più vecchia di San Marino a cui sono legate innumerevoli storie e persone. Questa enorme roverella (Quercus pubescens) ha una circonferenza a petto d’uomo di 500 cm, un’altezza di 22 m ed una età stimata di oltre 400 anni

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In base alle tue richieste possiamo predisporre un tracciato ad hoc fino alla durata di un giorno con soste gastronomiche e punti di interesse lungo il percorso.